l'altra campana

Perché dell'amore siamo tutti esperti ma nessuno ne sa nulla!

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Utente: fabiotestaccio
Scrittore volenteroso e divertito costretto a un vero lavoro per potersi permettere di bere ottimo vino.

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lunedì, 29 ottobre 2007

Il sesso forte

Ah le donne... chi le capisce è bravo. Sarà pure ua frase poco originale però... Di sicuro vi riconosco una capacità di combattere decisamente superiore alla nostra. Ostinate. Ostinate e testarde. Ostinate, testarde e adorabili!

Antefatto: Francesca ha una crisi di "benessere" e grazie alla sua capacità di rovinare tutto litiga con Paolo. Paolo non capisce... come potrebbe?

"...Me ne andai ed un secondo dopo aver chiuso la porta iniziai a piangere a dirotto.

Ma che sto facendo? Ma perché riesco a rovinare ogni cosa? Ma cosa sto cercando? Le lacrime ebbero l’effetto di lavare la parte nera dei miei pensieri. Ora vedevo chiaramente che avevo permesso ancora una volta al mio cervello di governarmi, di dettare i miei comportamenti.  Mi odierà ed anche io mi odio. Sono una cretina… una cretina… Corsi verso la mia macchina come per allontanarmi dalla mia vergogna. (...)

Guardando il cielo la mia protezione di pietra intorno al cuore si sciolse ed allora le sue giuste parole mi penetrarono come un dardo avvelenato. E mi fecero male, un dolore fisico.

Squillò il mio telefono. Fibrillazione! E’ Paolo… che gli dico? Gli chiedo subito scusa… anzi no. Anzi si…

Era Carlo.

<Ciao, dove sei a fare danno?> Io voglio bene a Carlo ma quella volta lo odiai.

<Ciao Carlo, sono in giro, sto tornando a casa> dai Carlo, lasciami in pace, lasciami sanguinante in un angolo della strada. Se soffro sto meglio. Stronza che sono!

<Che è successo, Chicca?> Conosceva bene tutti i miei toni di voce avendomi visto piangere, ridere, cantare e battere la testa al muro.

<Niente, sono solo un po’ stanca. Ora torno a casa e mi faccio una bella doccia e mi riprendo subito>

<Quando finisci di dire cazzate mi vuoi dire che è successo?>

<Le cazzate non mi limito a dirle… le faccio anche…> credo che ricominciai a piangere, ma forse non avevo mai smesso.

<Vuoi parlarne? Vuoi che venga da te?>

<No, no davvero. Lascia perdere. Voglio stare da sola, ti prego…>

<Ok, ok. Se ti serve qualcosa, qualsiasi cosa fammi sapere>

<Grazie Carlo, scusami>

<Chicca?> Ora mi piaceva che mi chiamasse così.

<Di-mmi> singhiozzai

<Non c’è nessuna cazzata che non ha un rimedio. Chiamami quando vuoi>

<Lo so, grazie> In realtà non lo sapevo, me lo aveva spiegato lui in quel momento. Ed in quel momento capii che il mio carattere di merda per una volta avrebbe perso di fronte alla volontà del mio cuore. Tornai sui miei passi e citofonai a Paolo senza darmi il tempo di pensare a qualcosa da dirgli. Qualcosa mi inventerò, intanto andiamocelo a riprendere!

Mi aprì il portone e mi scaraventai su per le scale. Fu difficile ritrovarselo davanti. Erano passati solo cinque o dieci minuti da quando ero uscita da quella casa e sembrava passato un secolo. Sembrava che quell’ambiente avesse tutto un altro odore ed altri colori. Anche Paolo sembrava una persona diversa. Lo conoscevo da poco tempo ma non avrei mai sospettato che potesse essere freddo e cinico. Sentivo il peso della sua avversione. Ma ormai avevo deciso, non me ne sarei andata, non avrei ritirato la squadra. Avrei continuato a combattere fino a che sarei stata in grado di immaginare una vittoria. E la vittoria alla fine me la andai a prendere così come solo una donna sa fare. Con le unghie, con la forza. Quel giorno mi resi conto che noi abbiamo meno limiti degli uomini.

<Sei ancora sicuro di volerti innamorare di me?>

<No, non sono più sicuro di volermi innamorare di te, ma credo che ormai sia troppo tardi> era felice ma solo perché non sapeva che l’unica sua alternativa era innamorarsi di me. L’unica sua alternativa era quella che io gli stavo dando.

Quel giorno ebbi la dimostrazione che il sesso forte vince sempre, tranne quando gioca con noi. O contro di noi..."
postato da: fabiotestaccio alle ore 17:31 | link | commenti (15)
categorie: storia, litigio, conquista
giovedì, 25 ottobre 2007

Donne con le gonne

Ecco a voi mezzo chilo di ovvietà. Sarà poi vero che le donne pensano che il modo in cui si vestono è determinante per il buon esito di una serata? Io credo di si... anche per gli uomini è così. Francesca, femmina matura e sicura, ha vissuto così il momento dell'ansia.

Antefatto: Paolo ha chiamato Elena per invitarla a una cena a casa sua sperando di riuscire a coinvolgere anche Francesca. Premiato! Grazie a una scaltra Elena i due piccioncini si potranno incontrare nuovamente. Francesca, curiosa ma nervosa, dopo un pomeriggio passato in giro per Roma con il cugino, si deve preparare per la serata...

L'altra Campana - Capitolo 6

"... andai in cucina e misi l'acqua per la pasta, poi tornai in camera mia ed aprii l'armadio. Mi attendevano scelte strategiche e complicate...

Il nero era il colore di gran lunga dominante. Avevo circa quindici paia di pantaloni. Il reparto delle gonne non era molto fornito: una molto lunga nera, una molto lunga marrone, una minigonna nera liscia con la chiusura centrale, una nera lunga fino al ginocchio ed una di velluto marrone scurissimo. Buttai sul letto la gonna lunga fino al ginocchio ed un paio di pantaloni neri. Li osservai. Aprii il cassetto delle magliette. Scelsi due maglioncini a collo alto, uno bianco ed uno nero. Identici. Buttai sul letto anche quelli. Con i pezzi che avevo sul letto erano possibili solo quattro combinazioni. Gonna con maglioncino bianco, gonna con maglioncino nero, pantalone con maglioncino bianco, pantalone con maglioncino nero. Tutte accettabili, nessuna pienamente soddisfacente. Mi girai verso l’armadio ancora aperto in cerca di ulteriori ispirazioni ed allora mi accorsi di loro: i jeans. Mi si apriva un altro mondo. Perplessa mi infilai la tuta ed andai in cucina.

Mangiai la pasta controvoglia, volevo una pizza. Volevo una pizza margherita. Volevo una bella pizza Margherita con doppia mozzarella ed un paio di foglie di basilico. In realtà, più che altro, era agitata per la serata a casa di Paolo.

Chi me lo ha fatto fare di accettare quest'invito? Non mi sento neanche in forma... Non era meglio una serata sul divano a vedere un vecchio film?

Andai in salotto e trovai i due bambini infossati nel divano con i piatti di spaghetti sulle ginocchia. Erano passati ad un altro passatempo educativo, il sesso degli uomini: la partita.

<Tra mezz’ora vorrei uscire> dissi a mio cugino.

Chi me lo ha fatto fare di coinvolgere mio cugino? Ma perché non esce con mio fratello?

<Ok, è già iniziato il secondo tempo> rispose senza guardarmi.

Non potei fare a meno di notare che le partite di calcio sono sempre al secondo tempo. Non mi era mai capitato che un uomo mi rispondesse che la partita era appena iniziata. E pensano di essere furbi. Sono così patetici a volte.

<Ho fatto il caffè, chi lo vuole?>

<Grazie Francy, grazie mille. Dov’è? Vado io> mio fratello in tutta la sua finzione.

<E’ qui> iniziavo a seccarmi <secondo te faccio il caffè e poi lo lascio in cucina? Quando zucchero vuoi?>

<Grazie, molto gentile, un cucchiaino. Grazie Francy>

<Ma la smetti di ringraziarmi? Ho solo fatto uno stupido caffè>

Tutti uguali. Quando sei gentile non fanno altro che ringraziarti. E’ perché si sentono in colpa. Perché non alzano un dito, mangiano davanti alla tv e mi fanno sorbire la partita.

Mi accomodai in poltrona e sorseggiai il mio caffè. Mi accesi una sigaretta cercando di capire il perché di tanta passione. Volevo provare ad interessarmi. L’avevo fatto altre volte sempre con risultati molto scarsi. <Chi gioca?> chiesi.

<Ancona e Parma> risposero in coro. Erano ancora in difficoltà per il caffè e speravano che mi interessassi al loro intrattenimento.

<Il Parma è bianco e l’Ancona è rosso. Stanno uno a uno. E’ una bella partita>

Ancona e Parma. Pazzesco. Mio fratello non sapeva neanche dove fosse Ancona.

Ad un certo punto passarono per tre volte il replay di un fuorigioco passivo. Mi arresi e tornai in camera da letto dando venti minuti di tempo a mio cugino.

I vestiti sul letto mi guardavano come a dire: “Dove scappi? E’ il momento delle scelte”.

Mi provai i pantaloni e poi la gonna. Poi ancora i pantaloni ed infine i jeans. I jeans mi stavano proprio bene. Jeans e stivali. Ottimo. Provai le maglie che avevo sul letto. Poi altre due. Il responso dello specchio era terribile, mai una bocciatura piena ma neanche una promozione a pieni voti. L’indecisione era diventata materiale. Avevo vestiti sparsi su tutto il letto. Anche l’accostamento jeans-stivali non lo trovavo più così convincente. Oh… ma che sono diventata pazza?

Mi rimisi i jeans, gli stivali e la prima maglia che avevo provato. <Perfetto!> Dissi ad alta voce.

<Andiamo?> mio cugino mi stava chiamando.

<Pronta, via>

<Lo stivale, eh? Bene, bene> disse mio cugino squadrandomi mentre aspettavamo l’ascensore. Lo guardai spazientita.

<Ho dimenticato le sigarette> sbuffai.

Tornai in camera da letto, presi le sigarette, mi tolsi i jeans, misi la gonna al ginocchio ed uscii.

<Molto meglio. Hai una rotula molto provocante cuginetta>

<Vai a cagare cuginetto>

..."

postato da: fabiotestaccio alle ore 14:30 | link | commenti (9)
categorie: incontri, conquista, imbarazzo, timidezza
martedì, 23 ottobre 2007

Smettila... sei patetico!

Ho sempre immaginato che le donne siano molto più brave di noi a chiudere una storia. Sono dirette, sincere. Anche se la situazione non sembra favorirle, gli riconosco una vis pugnandi che a noi, troppo spesso, manca. Sarà vero?

Antefatto: Francesca ha conosciuto Paolo, l'ha notato e gli è piaciuto. La sera stessa Riccardo, l'uomo di cui è stata innamorata follemente, l'ha invitata a casa sua. Francesca, forse per controllare il suo livello di coinvolgimento ha accettato quell'invito che si è risolto come troppo spesso le era capitato in passato. Ma una sua reazione, molto femminile, sorprende anche lei...

L'altra campana - Capitolo 4

"Cercai di fare più piano possibile per non svegliarlo. Mi muovevo a casa di Riccardo come se fossi a casa mia. Era un ambiente che mi era molto familiare. Molti mobili erano li perché li avevo spostati io. Molti quadri erano appesi perché glieli avevo fatti comprare io. Anche il copriletto sul quale ero seduta veniva dal magico mondo delle mie idee. Riccardo aveva una bellissima casa ma sembrava non interessarsene. Gli andava bene qualsiasi mia proposta. In realtà capii che non era un privilegio riservato a me ed al mio gusto ma a qualsiasi persona con un paio di tette che avesse passato più di mezz’ora nella sua camera da letto. La sua casa era stata arredata dalle sue amanti. Mi stavo allacciando gli anfibi quando si svegliò.

<Vai via?>

<No, mi piace dormire con i piedi caldi…>

<Una volta potresti anche fermarti>

<Ancora? Ne abbiamo parlato mille volte. Daremmo un valore troppo diverso alla cosa>

<Che valore vuoi che abbia dormire insieme>

<E’ esattamente quello che volevo dire. Per me ha un valore e per te un altro, molto prossimo allo zero. Sai… ci sono altre cose oltre il caffè a letto la mattina>

<Devo parlarti, Francesca>

<Addirittura. Alle 3 di notte? E dopo la sigaretta post coito? Deve essere molto importante, sono tutta orecchi. Dimmi>

<Beh, mi stai mettendo in difficoltà con questo sarcasmo. E’ un po’ che ci penso. So che non sono stato sempre impeccabile però credo di aver capito che la mia vita con te è migliore. Non voglio dire che sarebbe più comoda. Così sembra che ti sto parlando per convenienza invece non è così. Io forse ti amo e forse ti amo già da un po’ ma non lo sapevo…>

Povero Riccardo. Quarantaquattro anni e solo macerie nel suo cuore, incapace anche di fare una dichiarazione d’amore. Una vita passata a mettere tacche sul cinturone e a far credere ad ogni tacca di essere speciale. E magari un po’ ci credeva anche. Collezionava pezzi di persone che univa pazientemente al suo personale puzzle sentimentale. Quel giorno capii che non sarebbe arrivato da nessuna parte.

<… forse se ci provassimo magari potremmo capire che siamo fatti l’una per l’altro. Sai questa casa è grande…>

Solo qualche mese fa sarei stata appesa alle sue labbra, ben attenta a non perdere una virgola della sua rappresentazione. Ora lo osservavo mentre dava tutto se stesso per convincersi che mi stava dicendo la verità. Concentrato sulle parole, l’aria seria. Non aveva il minimo dubbio che di li a poco gli sarei saltato al collo piangendo dalla gioia.

<… magari domani potremmo partire per Capalbio per festeggiare. Che ne dici?>

Mi sembrava un attore dopo la “tirata” della candela nel Re Lear, aspettava l’applauso. Le mie lacrime appunto.

Nulla di tutto questo. Lo spettacolo fu una delusione per critica e pubblico.

<Posso farti una domanda>

<Si… certo> tono indeciso. Ehi vecchio leone, che succede? Non sai che domanda sto per farti, vero? E’ la prima volta che non sono prevedibile?

<Ti piace ancora scoparmi?>

<Si, … si direi di si. Non te ne sei accorta stasera?> Tenti il colpo di coda, vecchio leone?

<Stasera, a dir la verità, non è un buon esempio. Comunque ti credo, ti piace ancora. Speriamo che ricapiti allora, no? Mi dispiace non credo che la tua sia una buona idea. Qualche tempo fa forse…, ora non ti credo più. E quando ho smesso di crederti ho smesso di sentirmi innamorata>

<Francesca tu non capisci…>

<Oh no tesoro mio, io capisco benissimo. Ed evita di dire che sei cambiato. Non perdere la tua originalità>

<Non sono cambiato, sono …diverso…> l’aveva detto. Il re era nudo.

<Io spero che tu non sia diverso dal Riccardo che mi piace. Magari a Capalbio possiamo andarci lo stesso. Ora scappo, ho voglia di tornare a casa mia> avrei potuto baciarlo in fronte ma sono una persona cui non piace stravincere...".

postato da: fabiotestaccio alle ore 15:04 | link | commenti (10)
categorie: donne e uomini, sesso
lunedì, 22 ottobre 2007

Sono giovani... sono ragazzi...

Non è facile entrare nel cuore di un nuovo partner. Ma neanche nella sua testa e nella sua vita. Un esempio sono gli amici degli altri. Imbarazzo? Curiosità? Voglia di affermarsi? Ognuno la vive in maniera diversa... Così l'ha vissuta Francesca.

Antefatto: Paolo e Francesca hanno iniziato nua storia anche se ancora non sanno bene cosa stanno vivendo. Paolo fa una pranzo a casa con i suoi amici e Francesca, per la prima volta, si trova a giocare fuoricasa: in casa del suo nuovo "fidanzato" con tutti i suoi amici intorno a giocare al gioco "vediamo un pò chi è questa...". Francesca argina bene i ragazzi ma...

L'altra Campana - Capitolo 20

"...Il giorno dopo pranzammo con i suoi amici.

Naturalmente erano tutti molto curiosi di vedere Paolo nelle vesti di fidanzato e la situazione inizialmente mi faceva ridere. Mi divertiva esagerare, vedere le facce stralunate di chi non si aspettava dichiarazioni tanto audaci nei confronti dell’amore. Erano dei ragazzi che giocavano a fare i ragazzini. Non erano pronti per prendersi nessuna responsabilità o forse, semplicemente, non avevano nessuna voglia di impegnarsi in una storia. Ragazzi di trenta anni che non hanno nessun problema e che si godono la vita. Non dico che ci sia qualcosa di sbagliato in questo modo di ragionare però innesca un circolo vizioso difficile da spezzare: più loro sono bambini più noi pretendiamo di cambiarli, più noi pretendiamo di cambiarli e più loro si spaventano. Non è un mondo facile per le coppie, per i legami. Abbiamo concesso ai ragazzi la possibilità di vederci in mille maniere diverse: amanti, tresche, fidanzate, lolite, amiche particolari, amiche tradizionali. E pensare che, addirittura, qualche ragazzo si è convinto che questa possibilità se la può scegliere da solo. Per fortuna noi poi, di solito, sappiamo come ritirarci e come farli tornare nel bagno soli soletti a manifestarsi la propria stima. Gli amici di Paolo non uscivano da questi schemi, non erano originali. Molto simpatici, per carità. Carini, gentili, educati. Direi dei buoni amici se fossero stati miei amici però, come quasi tutti i ragazzi trentenni, avevano la presunzione di essere migliori di noi solo perché convinti di saper sorridere di fronte ai problemi. O per lo meno di fronte a quelli che loro credono siano dei problemi perché, diciamo la verità, a trenta anni i maschietti hanno capito ancora molto poco della vita; di solito solo quello che gli ha insegnato la mamma fino a pochi mesi prima. Poi fanno un po’ di soldi, vanno a vivere da soli, si scopano un paio di ragazze nel giro di due mesi e… oplà! Eccoli qui i signori dell’universo.

In qualche maniera cercavano di mettermi in imbarazzo ma mi facevano sorridere. Stavo giocando con loro e non se ne accorsero minimamente. Infatti il pericolo arrivò dall’unica donna presente, a parte me: Elena. Non lo fece apposta, non voleva essere cattiva ma riuscì a toccarmi con una sola battuta. Le donne sono così. Sanno essere pungenti, attaccano con intensità anche se non vogliono ferire. Quello che non erano riusciti a fare i ragazzi in tutta la giornata, riuscì ad Elena con una frase..."
postato da: fabiotestaccio alle ore 13:01 | link | commenti (7)
categorie: amiche, donne e uomini, convivenza
giovedì, 18 ottobre 2007

La risposta intelligente delle donne agli uomini stupidi

Questo post sarebbe da leggere dopo quello precedente del 17/10 visto che ne è la immediata continuazione. E' la brillante risposta di una donna sveglia. Paolo è preoccupato della chiaccherata che è sicuro di dover affrontare (voglio stare da solo, tu sei fantastica ma..., è meglio anche per te...., ecc). Lei invece è tranquilla. Molto tranquilla con se stessa e con la sua vita che interpreta senza troppe pippe mentali, vere nemiche della serenità...

L'antefatto: Paolo nota Francesca a casa dell'amica comune Elena e le piace molto ma, per uno scherzo del destino , si ritrova a passare una fanstica notte con Arianna. Paolo è imbarazzato (vedi post precedente del 17/10) mentre lei...

L'altra campana - Capitolo 3

<Buongiorno Laura> sussurrai. (nda: lei si chiama Arianna)

<Mmhmm… mhmmmm…. buongiorno Filippo> sorrisi. (nda: lui si chiama Paolo).

<Come va? Dormito bene?>

<Ehi… che ore sono?> Agitazione.

<…si, anche io sono stato benissimo…> sospiro.

<No intendevo… dai scemo… devo andare in tribunale stamattina>

<Alle undici, lo so. Grazie a questo scemo potrai continuare a fare l’avvocato e non sarai costretta a rilassare i militari in libera uscita per sopravvivere, non sono ancora le dieci>

<Grazie> lo disse dentro ad un bel sorriso. Ogni tanto mi capita di ripensare a quel sorriso. Ed ogni volta rispondo con un sorriso. Vorrei tanto che il mio sorriso le arrivasse in qualche modo. Credo che questi sorrisi siano una bella definizione della parola affetto. Non ho avuto tanti altri sorrisi così belli in vita mia.

<Posso farmi un caffè> mi chiese sedendosi sul letto.

<No, però se vuoi ne puoi bere un po’ di quello che ho fatto io>

<Ma tu non stacchi mai?> Stavolta il sorriso era diverso.

<Hai fame?> Presto mi chiederai di ‘riattacarmi’. Non aggiunsi nulla. Ero in attesa.

<Siiii, pipì però>

<I piccoli piaceri della vita, la pipì la mattina>

<Quali sono gli altri?> Urlò dal bagno?

 Ecco ci siamo. Ora comincia. Devo reggere un’ora. Quanto ci vuole ad andare in tribunale? A che ora deve uscire? C’è traffico il venerdì? Si c’è traffico.

Il suo bel sorriso era un lontano ricordo.

<Un altro è avere il motorino quando c’è il traffico del lungotevere di mattina> sperai.

Ero pronto per il gran discorso.

<Il Gran Premio la domenica pomeriggio quando piove> disse raggiungendomi in salotto.

<Si certo, anche a me a volte è capitato… No, mi arrendo che vuol dire?>

<Un piacere della vita. Piove e quindi non ti senti in colpa di sprecare un pomeriggio di domenica a casa ed allora ti addormenti sul divano prima del pit stop>

In quel momento pensai che una rosa era pochino. Ci voleva un mazzo di fantastici tulipani. I tulipani sono i miei fiori preferiti.

<Sei simpatica. Non lo dico spesso alle donne>

<Non ti preoccupare, ne conosco tanti di cretini. Ti va se chiariamo subito un punto?>

Ecco fatto…

<Certo. Dimmi…> ero pronto per le parole finte.

<Ieri sera sei stato bravo ed in tre minuti mi hai fatto venire voglia di venire a casa tua. In tutti i sensi. E’ stato eccitante e molto divertente. Obiettivo raggiunto per entrambi. Forse però il mio ragazzo non mi capirebbe completamente. Non è importante e sono sicura che non c’è bisogno che io ti spieghi altro> annusò la rosa.

<Ti do un accappatoio>

<Non dici niente?>

<Si. Ho detto “Ti do un accappatoio”. Ho immaginato che anche se non vuoi parlare, cosa che comprendo, ti vorrai asciugare. Sono un obiettivo perspicace io>

<Anche tu sei simpatico> ancora il suo sorriso. Quello bello.

<Non lo avevamo già detto ieri sera?>

<No ieri sera ho detto: “si, si, cazzo… si si siiii, non ti fermare mai, maiiii’” ma le due cose non sono collegate>

<Per fortuna che sei già fidanzata. Sarebbe stata un rapporto faticosissimo>

<Oh no, per niente. Ti saresti stufato subito> si alzò ed andò verso il bagno.

Aveva ragione ma lo aveva pensato prima lei.

Si fece una doccia veloce ed in dieci minuti era fuori di casa. Ci salutammo con un bacio sulle guance. Il bacio che tutti e due volevamo. Poche ore prima mi aveva ospitato. Mah..

Appena uscì mi confermai che era proprio simpatica. E lo pensai anche quando andai in bagno a fare la doccia e notai tutto il mio dentifricio sopra lo specchio del bagno a formare le parole..."
postato da: fabiotestaccio alle ore 13:52 | link | commenti (22)
categorie: sesso, conquista, imbarazzo
mercoledì, 17 ottobre 2007

Guarda... è un periodo in cui è meglio se sto da solo...

Ecco per qualche stupido ragionamento da maschietto spaventato dall'idea di dover raccontare alla ragazza con la quale è appena andato a letto che in realtà è stata solo una storia di una notte. Puro divertimento per lui e per lei. Ma le cose non si spiegano da sole? Non sono evidenti? A volte riusciamo ad essere davvero idioti.

Nel prossimo post la risposta della fortunata...

Antefatto: Paolo ha conosciuto Francesca, l'ha notata ed apprezzata ma... per uno strano scerzo del destino si è ritorvato a letto con un'altra ragazza... Del resto sono dei ragazzi...

L'altra campana - Capitolo 3

Mi svegliai con la testa sotto il cuscino quasi a trattenere il mal di testa.

Minchia che pezza ieri sera, devo aver bevuto parecchio. Non ricordo tutto con lucidità. Dunque ragioniamo un po’… uhm… sono nudo. Wow, sembra un buon segno. Non ho il coraggio di girarmi. Ok, diamo un’occhiata. Uhm, bei capelli. Si, si ora ricordo tutto. Arianna. Sarebbe bello avere ancora dei dubbi, vorrebbe dire che ogni giorno mi porto a letto una ragazza diversa. Oddio… io vorrei andare a letto tutti i giorni con una ragazza diversa? Che domande strane ti fai di prima mattina… Che ore sono? Quando mi deciderò a mettere un orologio luminoso in camera da letto? Perché non ho mai comprato la sveglia che proietta l’ora sul soffitto? Perché costa uno sproposito, ecco perché. E’ una cosa immorale. E’ morale invece stare tutto nudo a letto con una ragazza con la quale hai passato più tempo a fare l’amore che a parlare?

Pensavo confusamente utilizzando solo una piccola parte dei miei neuroni, quelli più mattinieri.

I latini dicevano che la moralità è “l’agere secundum recta rationem”. Mi è sempre piaciuta questa frase perché ha una traduzione facile. Non mi aiuta però quasi mai a capire la moralità. Beh non so se Arianna avesse apprezzato la mia “recta rationem”, mi sembrava più concentrata su altre rettitudini. Sembrava, ad una prima indagine poco approfondita, che né io né lei fossimo molto morali. Pazienza. Il rapporto qualità/prezzo tra il piccolo rimorso che provavo ed il piacere della nottata era molto favorevole.

Andrò a prepararmi un caffè. La sveglio? Aveva un appuntamento mi pare. Si, un appuntamento alle undici, deve andare in tribunale. Uhm… un avvocato. Nella mia personale statistica gli avvocati sono bravi a fare l’amore. Vediamo che ore sono. La sveglio all’ultimo momento così non ci sarà molto tempo per parlare. Non mi piacciono i discorsi dei risvegli. Pensieri già sentiti. Lei mi dirà che non le era mai capitato ed io farò finta di crederci. Poi io balbetterò qualcosa circa il momento delicato della mia vita. “Vedi Arianna è un periodo nel quale è meglio se sto da solo, ti darei solo problemi”. E lei farà finta di crederci. Sarebbe solo il rumore di parole che contrastano con i nostri comportamenti. Sappiamo bene come stanno le cose non abbiamo bisogno di raccontarci bugie con le parole.

Mi alzai. Erano circa le nove.

A che ora siamo andati a letto? A che ora ci siamo addormentati? Quanto è durato?

Noi deboli maschietti pensiamo sempre a queste cose. Quanto è durato? La nostra equazione infallibile ci assicura che più tempo passiamo dentro ad una donna più lei gode. Ci preoccupiamo poco di controllare se è vero. “Sono d’accordo con il Mister. Abbiamo fatto una buona gara. Credo proprio che il pubblico si sia divertito”. Se poi il pubblico si è divertito veramente non lo sappiamo.

I più scrupolosi lo chiedono? “Come è andata?”. Mah.

I più ‘maschi’ lo suppongono “Si capisce quando una donna sta godendo.” Mah…

Mi preparai il caffè sbadigliando.

Io non lo chiedo e non mi illudo di saperlo. Se ricasca nel mio letto mi ha risposto. I comportamenti sono la verità, non le parole. E’ così facile parlare. Basta avere un cervello ed una bocca. Per i comportamenti serve la volontà, ben più complicato.

I pensieri erano diventati stranamente lucidi. I neuroni stavano facendo un grandissimo lavoro.

Proprio un bel team. Pensò il mio consulente preferito.

La mia dispensa era stranamente disabitata. Niente pane, niente biscotti, niente marmellata, niente latte. Un caffè era una colazione un po’ misera. Pensai che Arianna era una persona che meritava di più. Pensai proprio così oppure immaginai che si era meritata qualcosa di più per quella notte? Chi è che meritava di più, Arianna o la scopata che mi aveva regalato? Era un brutto pensiero subito scacciato dalla considerazione che era stato piacevole anche rollarmi una sigaretta dopo e chiacchierare un pò. Per fortuna. Uscii in tuta e piumino per andare a comprare due cornetti e un po’ di latte. Comprai anche una rosa.

Una rosa? Ma che le porto una rosa? Che penserà?

Che mai avrebbe dovuto pensare? Era un gesto carino, caldo. Non dovremmo essere preoccupati di fare gesti caldi. Non dovremmo essere preoccupati di sembrare gentili. C’è bisogno di più gentilezza. E con ciò sentii che anche quel giorno avevo contribuito a migliorare il mondo.

Sarà durato più o meno di mezz’ora?

Preparai la colazione in salotto e scelsi una bella canzone di Roberto Ciotti per il suo risveglio. La musica si diffuse nella casa e contribuì a riscaldarla molto più del tiepido sole che entrava dalle finestre.

Tornai in camera da letto. C’era un buon profumo di immoralità..."

postato da: fabiotestaccio alle ore 15:47 | link | commenti (3)
categorie: donne e uomini, sesso, incontri
martedì, 16 ottobre 2007

Pranzo tra amiche

Quante volte ho detto o sentito dire "E' un discorso da uomini". Come se noi uomini avessimo davvero delle ose che non potremmo discutere con le donne. Forse, a parte il pallone, gli argomenti sono proprio gli stessi. Ma come si raccontano invece le cose le donne? E' quello che ho provato a raccontare in questo stralcio. Ancora una volta... curioso della vostra opinione, ci sarò riuscito?

Antefatto: Francesca e Paolo si sono conosciuti. Francesca, ancora alle prese con Riccardo, invita Elena per un pranzo veloce. Sa che Elena è molto amica di Paolo e sotto sotto spera proprio che da quell'incontro...

L'altra Campana - Capitolo 4

"... Elena mi stava aspettando sotto il suo ufficio. Camminando con il telefonino in una mano e la sigaretta nell’altra. Se avessi dovuto dipingere Elena l’avrei disegnata così. Una scena che la rappresentava completamente. La osservavo mentre le camminavo incontro. Mi fece un sorriso. Sentivo di volerle bene.

<Eccola qua la zoccolona. Che hai combinato ieri?> Curiosa Elena. Curiosa come una scimmia.

<Vuoi parlare di sesso o di trionfi?>

<Ahi ahi ahi, se dividiamo le due cose non si mette molto bene. Sarà un pranzo noioso>

<Ok, parliamo di sesso> dissi sfogliando il menù e guardando di sottecchi il cameriere più attento alle mie rivelazioni che alle ordinazioni.

<Ora si ragiona. Riccardo?> Si lanciò Elena.

<Caspita se indovini al primo tentativo le mie quotazioni sono proprio in ribasso. Per me un’insalata con la mozzarella di bufala. Che prendi?>

<Io… ma si anche io. Non sono mica qui per la mozzarella. Mi racconti o devo immaginare?>

Mentre sentivo Elena così curiosa e complice mi domandai perché giocavamo ancora a fare le quindicenni che si raccontano le loro prime esperienze. Ancora ci piaceva sentirci due ragazzacce. La conoscevo da cinque anni ed avevamo creato un ottimo feeling. Era la mia partner di gioco ideale. Simpatica, intelligente. Ascoltava ed all’occasione mi sgridava. Soprattutto mi voleva bene. C’era stato un tempo della mia vita in cui davo per scontato che le persone mi volessero bene. Non era così. Per questo mi ero attaccata ad Elena. Lei c’era quando serviva e anche quando non serviva. Molte persone hanno la sindrome da crocerossina e quindi non vedono l’ora di asciugare qualche lacrima. Poi però sono noiosissime. Si realizzano solo nella tragedia: le Eschilane.

Elena non è così. Elena sa starmi accanto. Sa piangere e ridere. Lei è una Shakespiriana.

<Sei e mezzo> dichiarai.

<Sei e mezzo??? E come dire che si è divertito solo lui!>

<Non ti ho raccontato il meglio…> sapevo come far abboccare Elena.

<Cioè?> Speranzosa.

<Mi ha proposto di andare a vivere con lui. Credo>

<Perché solo da te mi aspetto una frase così sconclusionata? Che vuol dire “credo”?>

Risi. <Vuol dire che non l’ascoltavo molto attentamente. Non era un discorso rivolto a me. Mi sembrava così… così… come al solito>

<Inaffidabile?> provò Elena.

<Beh si…, di Riccardo non mi fido ma non è questo il punto. Mi sembrava poco convinto. Stava parlando a se stesso e non si capiva>

<Che gli hai risposto?>

<Elena… non devo ricordarti che si è portato a letto due mie amiche?>

<Mi sembra evidente che non sei un granché a sceglierti gli uomini ed ancora peggio a sceglierti le amiche. Escluse le splendide ed inappuntabili presenti>

<Già…>

<Il tuo problema è che hai ancora il mito del bel tenebroso. Pensi ancora che sia rivoluzionario ficcarti sotto le coperte di uno che ha lo sguardo magnetico. Poi? Che risultati? Sei e mezzo…>

<Smettila. Odio sentirti parlare quando hai ragione>

<O ci fanno godere, ma veramente godere, oppure riesumiamo il vecchio mito dell’amore>

<L’amore, già… ricordi quando ancora ne parlavamo?>

<Se poi ti innamori di uno da otto… sei a cavallo>

<Boom!> Eravamo sceme e divertite.

<Brindisi al cavallo!>

Sbattemmo i bicchieri pieni di acqua naturale e suonò il cellulare di Elena.

<Mi passi il cellulare? E’ dentro la mia borsa> Elena allungò il suo braccio scuotendo la mano in segno di impazienza. Come se aspettasse una telefonata importante.

Le passai il telefono e con la coda dell’occhio vidi il nome di Paolo sul display. E’ una telefonata importante?

Confesso che ero li anche perché speravo in una cosa come questa. In alcuni momenti ti avvicini più possibile alla porta dei tuoi desideri senza bussare. Gli giri un po’ intorno sperando di poter entrare in qualche maniera. Mi sentivo bene.

< Se TU vuoi dirlo anche a Francesca, te la passo>

Mi aveva invitato a casa sua per cena.

Ma perché non gli ho detto subito si? Forse mi ha invitato perché Elena gli ha detto che c’ero anche io. Mi ha invitato solo per gentilezza.

<Paolo per esempio…> disturbò Elena.

<Paolo cosa?> uscii dai miei pensieri.

<Lascia perdere>

<Dai dimmi, che vuoi dire?> Ero curiosa. Non avrei mai avuto il coraggio di chiederle nulla riguardo a Paolo ma visto che ne stava parlando lei…

<Niente, non è importante, non ti piacerebbe mai> sentenza. Non è buffa la gente quando parla con estrema sicurezza di una cosa che non conosce?

<Domani sera andrò a cena con mio cugino. Magari passo dopo> dissi ad un’attenta Elena.

<Ti perdi qualcosa, Paolo cucina molto bene>

Ci salutammo mentre io stavo già pensando a cosa avrei portato da Paolo. Un dolce, forse. A volte sono così indecisa che divento ridicola. Che dolce?"

postato da: fabiotestaccio alle ore 15:29 | link | commenti (20)
categorie: amiche, donne e uomini, sesso, incontri
lunedì, 15 ottobre 2007

Vittime e carnefici

Forse solleverò un coro di dissenso ma questo è ciò che spesso pensa un uomo. Sembra sesso ma non lo è. A volte vittime di reazioni che nascono dal nostro animale. La differenza con gli altri animali è la nostra capacità di gestirle.

Ma le donne sanno di avere questo potere, vero?

Antefatto: Francesca sta facendo una passeggiata col cugino prima di rivedere Paolo per una cena a casa sua. Chiaccherando si rende conto che spesso le verità sono più semplici di quanto non siamo portati a credere. Che mille ragionamenti possono allontanerci e non avvicinarci. Ma soprattutto si chiede... Ma io... ho delle belle gambe?

L'altra campana - Capitolo 6

"... () ma facciamo il caso che io non sia tuo cugino, mettiamo il caso che io sia interessato a te. Mi vuoi far eccitare un pochino prima? Vuoi usare un po’ del tuo fascino da femmina per incuriosirmi. Ancora una volta non sto parlando di sesso. Sto parlando della biologia dell’uomo e di quella della donna. Prima di tutto devi farmi sentire l’odore della tua femminilità, una spalla, un ginocchio, una battuta provocante, un tono sexy (...). Quanto tempo è che non metti una gonna? Hai le gambe brutte?>

<No assolutamente, io non ho le gambe brutte!> Ero disorientata.

<Appunto. Prima vedere cammello, cuginetta. Lo sai che a noi uomini basta pochissimo per eccitarci. Sono reazioni chimiche involontarie. A noi basta immaginare il seno dentro un maglione un po’ aderente o un ginocchio velato da una calza per aprire i cancelli della fantasia. Voi pensate che siamo dei porci, ma non è così. Noi siamo vittime di queste reazioni, a volte addirittura fastidiose. E’ un’arma che dovete imparare ad usare. Le donne che sanno manipolare queste reazioni sono delle donne potenti. E molte donne lo sanno fare. Tu, scusami se te lo dico, non hai proprio capito da che parte si comincia> spense la sigaretta con la scarpa. <Andiamo a Campo de’ Fiori a farci una birra?> Propose.

<Si volentieri> mi serviva proprio una birra. ..."

postato da: fabiotestaccio alle ore 15:30 | link | commenti (15)
categorie: donne e uomini, incontri, conquista, imbarazzo
domenica, 14 ottobre 2007

Poco prima

Zitti tutti 5 minuti. Voglio rilassarmi. Lo ammetto, sono nervoso. Mi piace. Ci credo.

Antefatto: Finalmente. Paolo e Francesca per la prima volta da soli.

L'altra campana - Capitolo 13

"Guidai pianissimo. Mi gustavo Roma. Ogni volta che passo sotto l’Aventino alzo lo sguardo e mi gusto la replica del miracolo. La bocca della Verità, via del Teatro Marcello, Piazza Venezia, Corso Vittorio, Sant’Andrea della Valle. Tutto molto lentamente, non più di quaranta chilometri orari. In giro c’era pochissimo traffico. Qua e la qualche sparuto gruppo di turisti felici per la fine della pioggia. Ma che ne sanno loro di quanto è bella Roma sotto la pioggia? Parcheggiai lo scooter vicino a Palazzo Madama.

Catena, casco e guanti sotto il sellino. Mi muovevo con lentezza. Avevo paura ma non avrei mai osato confidarmelo. Arrivai alla fontana. Erano le cinque. Alzai lo sguardo e vidi il Nilo con la benda in testa. Girai la testa e osservai Sant’Agnese. Iniziai a passeggiare intorno alla fontana. Ritrattisti, venditori ambulanti, un tizio tutto coperto d’oro vestito da statua della libertà. Iniziai a liberare il mio spirito.

Che vita hanno? Dove è la loro casa? E dov’è la casa di questa coppia di giapponesi che hanno fatto già ventidue foto? Quando tornano in Giappone? Che vorrà mai dire essere dei giapponesi a Roma, a Piazza Navona? E che vita ha questo ragazzo che corre come un pazzo verso il Bar della Pace? E’ in ritardo? Dove abita? E’ sposato? Chi vive in quella casa con le finestre aperte? Perché le finestre aperte con questo freddo? Fa freddo?

Io mi faccio sempre molte domande. Ho il chiarissimo ricordo di quando, sfrecciando per la tangenziale del Cairo con un pulmino guidato da un delinquente che prima ancora di accompagnarci in albergo aveva lo scopo di terrorizzarci, vidi, affacciata ad una finestra, una signora anziana con il velo in testa. Che faceva? Quanti anni aveva? Da quanti anni viveva in quella casa? Non l’avrei più rivista e non mi sarebbe mancata anche se ogni tanto si riaffaccia nella mia memoria. Da bambino, avrò avuto cinque o sei anni, a Sperlonga buttai un tappo di sughero nel porto e fantasticai che prima o poi sarebbe arrivato in Australia. Non mi sbagliavo a pensare che era dall’altra parte del mondo, ero già fissato per la geografia. Ed ogni tanto, nei venticinque anni successivi ho pensato a quel pezzo di sughero, ancora in viaggio. Avrà doppiato Capo di Buona Speranza? E se avesse fatto il giro dall’altra parte? Speriamo di no… Capo Horn è così pericoloso. Mi ricordo ad Usuhaia, nella Terra del Fuoco in Argentina, il museo della fine del mondo. Esposta nel museo c’è una cartina dell’oceano intorno a Capo Horn, ed in quella cartina ci sono mille bandierine raffiguranti le navi che sono affondate nel tentativo di doppiarlo. Mi aveva molto colpito. Ed il mio tappo? Speriamo che abbia fatto il giro sotto l’Africa. Non sono mai stato in Sud -Adfrica, cioè ho fatto scalo all’aeroporto di Johannesburg ma non sono mai… Eccola. Eccola. Eccola. Ecco Francesca.

Era la fine dei viaggi, la fine dei tappi. Prima o poi avrei ripensato al tappo ma in quel momento avevo da fare. Rinchiusi il mio spirito.

Era arrivata ed io mi stampai in faccia il mio sorriso più ebete.

<Ciao> ero un po’ imbarazzato. Era bellissima.

<Ciao> era un po’ imbarazzata. Era bellissima.

..."

postato da: fabiotestaccio alle ore 20:56 | link | commenti (6)
categorie: donne e uomini, conquista
venerdì, 12 ottobre 2007

Stasera ci provo...

L'organizzazione di un primo incontro è una delle attività che più mette in risalto il senso del ridicolo che ci contraddistingue (sto parlando dei maschietti). Dove andiamo a cena? Come mi comporto? Quando è il momento giusto per provarci. Troppo spesso ci dimentichiamo che non c'è un momento giusto ma solo il momento in cui Lei ha deciso che ci possiamo provare. E questa finzione è sufficiente per sentirci dei conquistatori...

Finalmente! Dopo tanti dubbi ci convinciamo che siamo ancora i più fichi del reame. E ci diamo una bella pacca sulla spalla. Paolo

Antefatto: Paolo e Francesca, dopo essersi conosciuti a casa di un'amica si sono rivisti e baciati. La sera raccontata in questo stralcio e il loro primo incontro ufficiale da (forse) coppia. Paolo è nervoso e pensa a come andrà la serata. Poche idee ma confuse...

"Buttato sul mio divano stavo cercando di pensare al posto dove avrei portato Francesca a cena. Non volevo che fosse una pizzeria e non cercavo un ristorante troppo ‘tirato’ o romantico. Volevo un posto ricercato ma senza esagerare, dove si potesse mangiare bene e bere qualcosa di diverso dalla Falanghina o dal novello. Era la stagione del novello, che bibita triste.

Mi venivano in mente solo ristoranti milanesi. A Milano si mangia bene. Anche Roma è piena di posti deliziosi dove cenare ma volevo un posto nuovo.

4 invio.

<Ti ha dato buca?> Max era preoccupato.

<Ancora no. Mi serve un bel posto dove andare a cena>

<Che tipo di posto?>

<Un posto carino>

<Quanto vuoi spendere?>

<Quello che serve. Voglio un posto carino, magari un po’ fuori mano. Dai tu sei il massimo esperto di seratine loffie>

<Rosso Mare?>

<Lo conosco, ci sono stato mille volte>

<E quindi?>

<Volevo un posto nuovo?>

<E perché?>

<Non lo so. Non è meglio?>

<Assolutamente no. Devi andare in un posto che conosci. Puoi consigliarle un piatto, chiedere del tavolo migliore, magari il cameriere ti riconosce e ti saluta. Magari ti trattano bene o fingono di farlo che per lei sarà la stessa cosa tanto non vedrà quanto pagherai. Ed è sempre una cosa che fa un certo effetto, fidati>

<Dici?>

<Dico, dico... Mamma mia quanto sei fuori allenamento. Quanto è che non porti a cena fuori una donna?>

Quanto era che non portavo a cena fuori una donna? A parte la pizza della domenica prima era tanto, tantissimo tempo. Le mie ultime storie non le portavo neanche a cena fuori. Di solito cucinavo io. Un po’ perché mi piace preparare le cene, un po’ per accelerare il dopo-cena ed il dopo-dopo-cena, la parte più pietosa. Quanto è che non provavo quel sano turbamento che si materializza quando si è seduti uno di fronte all’altro e ci si guarda per gli occhi? Io non sarei stato in grado di dire il colore degli occhi delle ultime cinque persone con le quali ero andato a letto. Arianna forse aveva gli occhi chiari.

E Francesca? Cazzo… Francesca di che colore ha gli occhi? No… non mi posso fare questo!

<Effettivamente è un po’ di tempo>

<Appunto, si vede. Fidati, ‘Rosso Mare’>

<Mi fido>

<E dopo?>

<Dopo? Boh… che ne so… una cosa da bere, una chiacchera…>

<Portala da te>

<Dici?>

<Dico, dico…>

<Così? Subito? Non è un po’ prematuro?>

<Beh, mica devi forzarla. Prova a metterla sullo scherzo, falle una proposta divertente. Sei maestro in queste cose mica te le devo insegnare io. Se lei non vuole salire, ti dirà una cosa carina e non salirà ma sicuramente non se la prenderà. Se lei vuole salire… sale. Se lei vuole salire e tu non glielo proponi ci rimarrebbe male>

Max era sicuro di se, come sempre. Ha sempre le risposte giuste. In parte è vero, soprattutto quando le risposte riguardano quesiti che non lo toccano, come per tutti. Comunque mi aveva convinto, ‘Rosso Mare’ e poi invito da me.
Mentre facevo il numero del ristorante iniziai a pensare.

Cosa voglio da questa serata? Vorrei portarla da me e poi? Fare l’amore? Giocare a carte? Sentire della musica? Un paio di canne e chiacchiere in libertà? Potrei mettere della musica mentre facciamo due chiacchiere fumandoci una canna. Ma noi ci baceremo… Questo pensiero mi disorientò e..."
L'altra campana - Capitolo 17

postato da: fabiotestaccio alle ore 11:26 | link | commenti (9)
categorie: amore, donne e uomini, incontri, imbarazzo