Semplicemente uno dei mille modi di darsi il primo bacio. Mille situazioni ma sempre le stesse emozioni...
Antefatto: Paolo e Francesca, dopo essersi incontrati a casa di Paolo insieme ad altri amici, escono da soli. Il loro primo appuntamento. Vanno a vedere una mostra di Basquiat visto che Francesca è appassioanitissima di Pop Art e gli ha promesso di fargli da maestra...
L'altra campana - Capitolo 13
"...Uscimmo in strada e ci sembrava un po’ meno freddo. Iniziammo a camminare senza fretta e continuammo a chiacchierare. Ora era uno scambio, ora avevamo delle domande e delle risposte. Ci ritrovammo a Piazza Navona e un tipo con una sgabello e uno stereo stava rappresentando il suo spettacolo. Mimava un pianista senza pianoforte mentre dallo stereo uscivano, soavi, le note della pubblicità del Vecchia Romagna. Francesca mi insegnò che stavamo ascoltando Bach. Mio fratello, durante uno dei suoi innumerevoli racconti, un giorno mi parlò di una storia che mi colpì. Era la leggenda che narrava degli Dei adorati dagli Aborigeni australiani e di come, cantando e con la musica, questi Dei creavano le cose. Ecco, in quel momento la musica di Bach stava creando qualcosa di grande.
Le presi la mano continuando a fissare il mimo.
Avevo il cuore in gola, e lì si fermò solo perché in quel momento era talmente grande che si incastrò. Lo sentivo battere all’impazzata. Con il pollice le accarezzai l’indice protetto da un guanto di lana. Fino a quel momento le avevo sfiorato la schiena coperta da cinque centimetri di tessuto e un indice coperto di lana, e riuscivo a stento a contenere i miei impulsi. Cosa sarebbe successo se mai avessi potuto baciarle la schiena? Francesca mi strinse la mano. Non potevo sbagliarmi, stava stringendomi la mano! Bach continuava a creare la nostra magia. Trascinai indietro la mia mano con decisione e la feci girare verso di me. Lasciai che il suo magnetismo facesse voltare la mia bocca verso la sua. Il suo viso quasi mi accecò. Mi guardava negli occhi e feci fatica a reggere il suo fascino. Non sorrideva, mi fissava. Le sorrisi, tentai di farlo. Rispose a quel sorriso con una smorfia. Nessuna persona al mondo può fare una smorfia così. Passai la sua mano sinistra nella mia sinistra e con la destra le toccai i capelli sopra l’orecchio. Poi l’avvicinai a me e chiusi gli occhi cercando la sua bocca. Ero ubriaco. Francesca mi abbracciò forte. Ci baciammo e la mia vita era completa. Mi staccai e la guardai negli occhi. Ora sorrideva. Passammo cinque o sei minuti, in piedi in mezzo alla gente nel cuore di Roma, ad accarezzarci il viso con il naso e con le labbra. Il cuore mi batteva così forte che poteva scoppiarmi. Ero felice come non lo ero mai stato prima. Ero innamorato, non poteva che essere così.
Quando uscimmo dal nostro trance sentimentale scoppiammo a ridere. Decidemmo che era tardi. Non era tardi ma forse nessuno dei due reggeva ancora l’intensità di quelle emozioni. L’accompagnai alla macchina e fu una passeggiata smielata, mano nella mano, sguardi sorridenti, baci appassionati.
<Domani vado a Milano> le accarezzavo ancora i capelli sopra l’orecchio.
<Quando torni?>
<Giovedì, credo… spero. E se ti chiamo? Che ne dici è una buona idea?>
<Uhm… fammi pensare… mah si… penso che si possa fare… certo mica tutti i giorni però>
<Si… ora ti chiamo tutti i giorni… ho altro da fare cara mia…>
<Già, mica vorrai far ingelosire le tue ragazze milanesi>
<Appunto, quelle sono milanesi… sono pericolose…>
Eravamo ben al di sotto delle nostre potenzialità intellettive ed eravamo felici. Che l’intelligenza sia un ostacolo alla felicità?
Ci salutammo con un bel bacio. Appena accese il motore della macchina mi incamminai verso la moto. Ero da solo ed ero contento di festeggiare con me stesso tutti quei baci con Francesca.
Tornando verso la moto chiamai Max.
<Eccolo, che gran culo... Rigore inesistente>
<Quanto è finita?>
<Due a zero. Non l’hai vista? Ahi ahi ahi… Dove sei?>
<Corso Vittorio. Che fai?>
<Che mi devi dire Paolino?> sospirò.
<Perché? Pensi che io ti debba dire qualcosa?>
<Si. Penso proprio che tu mi debba dire qualcosa, ma non c’è bisogno, l’ho già capito. Te la sei scopata?>
<Vedi… hai dei limiti, non riesci a capire l’amore, l’amore quello vero>
<Si, eh? Tu invece sei maestro dell’amore vero>
<Da stasera sono un super esperto. Non sai quanto mi piace, Max>
<Lo sento, sono contento per te> cambiò tono, era contento per me <lei che pensa?>
<Non so, non la conosco. E’ bellissima>
<E bravo Paolino. Dille subito di tirare fuori amiche, cugine, parenti, sorelle>
<E’ bellissima>
<Ho capito… ti sei rincoglionito>
<Completamente. Ti saluto che la voglio pensare un po’. E’ bellissima, bellissima!>
<Ciao coglionazzo. Alla grande>
<Ciao Max>
In moto, tornando verso casa, resi omaggio al grande Satchmo. Pensavo veramente che il mondo fosse meraviglioso.
Crea nuovo messaggio.
“Alla fondazione Mazzotta a Milano c’è una mostra su Roy Lichestein. Mi fai da guida domani?>
Mi spogliai e mi ficcai a letto, dovevo alzarmi prestissimo la mattina successiva. Spensi il cellulare, volevo svegliarmi e leggere il messaggio di Francesca. Sapevo che mi avrebbe risposto. Ci addormentammo in fretta, io ed il mio sorriso..."Sono stato assente per un pò di tempo. Per motivi personali non avevo nessuna fantasia di comunicare con nessuno.
Ciao V.
Antefatto: Paolo ha conosciuto Francesca. Gli è subito piaciuta e, tramite l'amica comune Elena, l'ha invitata a cena. Francesca avrebbe raggiunto casa di Paolo dopo cena. Lui, felice, invita i suoi amici per l'aperitivo per potergli raccontare degli ultimi fantastici incontri...
L'altra Campana - Capitolo 3
"...Alle sette e mezzo suonò il citofono.
<Pronto?> risposi.
<Falla!> urlò il gruppetto di trentenni puerili.
Iniziai subito lo show. <Ragazzi, devo farvi un annuncio> usai un tono solenne <mi dispiace dirvi che tra poco non ci vedremo più. Sto per innamorarmi seriamente e questa mia nuova condizione sarà incompatibile con la vostra disdicevole immaturità>
<Bene. Mi passi il vino?> Marco.
<Non sto scherzando. Mi piace, mi piace tanto>
<E chi pensa che stai scherzando? Volevo brindare a questa cazzata> continuò Marco. Per lui non c’era nessun motivo valido per brindare ma erano tutti buoni per bere. Sapeva poi che a casa mia si beve bene.
<Lo vedi che siete immaturi?> volevo provocare.
<No guarda che qui l’immaturo e solo Marco. Io ancora non ho bevuto> era facile far entrare Max nelle discussioni, aveva opinioni su tutto lo scibile umano. Avrei potuto citare una tesi in fisica nucleare sul valore della massa dei neutrini e lui ci avrebbe illuminato con la verità.
<Anzi penso che sia un bel momento. Ci pensate? Il buon Paolo innamorato. Quando l’hai conosciuta questo fenomeno? Stamattina al mercato? E come si chiama?>
<Giovedì sera, da Elena. Si chiama Francesca>
<In effetti ora che ci penso avevo provato a chiamarti verso mezzanotte> continuò Max <stavi quindi con la principessa sul pisello?>
<Non proprio, a quell’ora stavo peccando. Sono un debole>
<Non capisco> intervenne Michele che invece aveva già capito tutto.
<L’altra sera sono passato da Elena che ha appena cambiato casa. A proposito, è molto carina la nuova casa di Elena>
<Ah si? E’ carina? E il bagno su che tinta l’ha fatto?> chiese Marco.
<Sul blu mi pare…> risposi interdetto.
<Interessante. E com’è il salotto? Un po’ etnico?> mi incalzò ancora Marco.
Mi stavano prendendo in giro. In fin dei conti era quello che volevo. Era per quello che eravamo li, per prenderci in giro.
<Che intendi per etnico? Il tuo cervello, per esempio, è etnico?> Finalmente!
<A Paole’… che ne dici di farci capire qualcosa della serata? Ma che ce frega del cesso di Elena. Sarà un cesso come tutti gli altri. Chi è questa Francesca?> Marco era sempre il più diretto.
<Ok, da Elena ho conosciuto Francesca che però verso le undici è andata via…>
<E dove è andata?> A volte Max è più curioso di Elena.
<Non lo so, è andata via>
<A che ora è andata via esattamente?> chiese Marco. Sembrava Ellery Quenn ad un passo dallo sgarbugliamento della matassa.
<Alle undici> affermai.
<E’ andata a scopare con qualcun altro. Pericolo rientrato. Fai una canna> sentenziò.
<Marco tu hai un clitoride al posto del cervello. Vedi sesso ovunque. Magari era stanca> la pensavo come Marco ma tra di noi si deve sempre attaccare. Non si fanno prigionieri, mai. Sempre attaccare.
<Si, stanca. Infatti si è andata a stendere> regalata.
<Che vuol dire che hai peccato?> Michele era sempre molto attento a centrare il punto.
<Sono andato a letto con Arianna> la mia ammissione li colpì.
<E chi è Arianna> lo sguardo dei miei amici.
<Una amica di Elena, fa l’avvocato> mi stavo proprio divertendo.
<Fammi capire tu l’altra sera hai conosciuto Francesca, ti sei anche affaticato ad innamorartene, e poi ti sei scopato Arianna la principessa del foro?>
<In un certo senso… si. Però penso che la tua sia una visione semplicistica della mia serata. Io preferisco dire che ho regalato qualcosa al mio cuore ed al mio corpo. Ma voi non potete capire>
<Mavvaffanculo Paole’. Tu sei malato. Visto che pensi che ho un clitoride in testa e meglio che mi metto un cappello>
<Com’è Arianna, che tra parentesi mi è già molto più simpatica di Francesca?> Ancora Michele.
<Carina, simpatica, ironica, spiritosa, due tette bellissime. Per essere la prima volta non è stato proprio niente male>
<E Francesca?> Sempre Max.
<Sai come funziona con le persone che ti piacciono. Non puoi mai sapere bene come sono. Ti piacciono e basta> Il primo concetto serio della serata. Penso davvero che se una persona ti piace non riesci a definirla facilmente, ti serve tempo. E’ molto più semplice invece capire le persone che ci lasciano un po’ distaccati. Causa ed effetto creano un legame immediato. Le persone che ci piacciono ci sfuggono.
<Forse stasera viene qui> era un azzardo, l’avevo detto troppo presto, li stavo aiutando troppo. Avevo sbagliato.
<Evvai> urlò Marco. <Me lo voglio proprio gustare ‘sto capolavoro!>
<Ragazzi, mina su Francesca> era poco onorevole ma dovevo usare la mina. Mettere le mine era un gioco che usavamo tra di noi per far uscire la persona ‘minata’ dagli obiettivi degli altri, per far in modo che nessuno ostacolasse il tentativo di conquista. Si usava la mina per non pestarci i piedi a vicenda oppure perché c’era una persona che ti piaceva veramente. A me Francesca piaceva veramente.
<Sei un cagone, hai paura che Max ci si faccia un giro> assist di Marco.
<Guarda che lo farei per lei, se le vuoi bene… dalle questa gioia> goal di Max.
Stavo perdendo su tutti i fronti. Mi stavo divertendo. Noi siamo dei veri Decoubertiani, tra di noi l’importante è davvero partecipare.
<E lasciatelo perdere, non si parla così di un ragazzo che ama. Bravo Paolino, io ti capisco. Senti viene anche Perry Mason? Spero che almeno lascerai la presa su l’avvocato, oppure stai minando tutta Roma?>
<Ah ah ah. Lei non viene ma ve la farò conoscere, è forte Arianna. E comunque tranquilli, nessuna mina su Arianna> Inconsciamente avevo deciso di difendere Arianna omettendo il particolare che lei era fidanzata.
<Il popolo ringrazia la magnaminità di Paolo il grande, granduca del Monte di Venere> Marco mimò anche l’inchino.
<Non c’è bisogno che vi dica di evitare di mettermi in imbarazzo, vero?>
<Bravo non c’è bisogno che ce lo dici, sappiamo bene come ci dobbiamo comportare. “Guarda Francesca che un pisello così mica lo trovi al supermercato nel banco dei surgelati”. Che ne dici? Troppo romantico?>
Quella di Max voleva essere una minaccia ma sapevo bene che al momento opportuno li avrei avuti al mio fianco.
Continuarono a prendermi in giro per un po’. L’argomento Arianna non era molto gettonato perché il mio presunto innamoramento era ben più interessante. Gli uomini trovano sempre un lato divertente nell’innamoramento, un lato su cui è lecito scherzare. Le donne lo rispettano di più, credo."...L'uomo cacciatore si divide in diverse categorie: c'è chi ha un approccio aggressivo e sicuro, chi possiede il killer istinct che non perdona, chi è bruttino e timido e quindi risulta sempre uno "sfigato e imbranato", chi è bello e timido e risulta sempre "interessante e tenero", chi si inventa delle situazioni per riavvicinarsi alla preda. In ogni caso, ognuno di loro, sta pensando a come conquistare. Paolo, sfruttando le sue armi migliori, ha deciso di mettere in campo i fornelli. E si prepara a sferrare l'attacco...
Antefatto: Paolo e Francesca si sono conosciuti e lui, intimidito e incapace di chiamarla direttamente, cerca di immaginare come poterla rivedere.
L'altra Campana - Capitolo 3
"...Senza sapere bene il motivo composi il numero di Elena.
<Ciao, sono Paolo>
<Ciao Paolo, sono un po’ incasinata, dimmi>
Realizzai che non avevo nulla da dirle, volevo ascoltare piuttosto. Volevo che lei mi dicesse che l’aveva chiamata Francesca e che le aveva chiesto il mio numero. Volevo il miracolo. Effettivamente di miracolo si trattava. Sentivo di avere le stesse probabilità che avrei avuto al matrimonio di Cana, se, visto il ritardo dell’ospite d’onore, mi avessero dato dell’acqua dicendo “Vino finito... grazie”.
Ma a volte i miracoli di verificano.
<Niente di importante, ci sentiamo dopo> dissi cercando velocemente un qualsiasi argomento che potesse darmi una possibilità per parlare di Francesca.
<Ok, ti chiamo all’ora di pranzo> troncò Elena.
<Ok, a dopo> ero rassegnato.
<Anzi dopo pranzo perché vado a mangiare un boccone con Francesca> si, si, si!
<Ah… dove andate?>
<Come sei curioso. Ti piace Francesca eh?>
<Ma no che dici, è solo che a pranzo sono in giro magari ci potevamo incrociare da qualche parte> provai un diversivo.
<Purtroppo è un pranzo di femminucce. Credo mi voglia raccontare di ieri sera. Hai visto che è andata via presto, no? Mi sa che era un incontro galante>
<Ah, è fidanzata?> Dimmi di no, dimmi di no.
<Beh fidanzata no. Si vede con un tipo ma lui sembra non decidersi. Ma poi che ti frega? Devo attaccare ora. Ho molto da fare. Ti chiamo nel pomeriggio>
<Ok, a dopo> ero un po’ meno rassegnato.
I miracoli a volte si verificano ma mai quando io sono nei paraggi. Mi sa che uso un bagnoschiuma miracolo-repellente.
Come fa un creatura pensante a non essere interessato a Francesca?
Provai a dimenticarmi di Francesca e accesi il computer. Finii in fretta le cose che dovevo fare. Volevo tenermi il pomeriggio libero giusto nel caso il destino mi avesse riservato una passeggiata sull’acqua o una moltiplicazione di pani e pesci.
(... dopo pranzo...)
Richiamai Elena ma stavolta avevo le idee molto più chiare.
<Disturbo?>
<No figurati, abbiamo quasi finito. Dove sei?>
<Sto tornando verso casa. Che fai?>
<Non ricordi, sono a pranzo con Francesca>
<Ah già, è vero> non ero credibile.
<Domani sera faccio una cena> continuai <non volevo dirlo a venti persone perché mi andava di cucinare qualcosa di buono. Ti va di venire?>
<Non ho programmi. Volentieri. Che ti serve?>
Mi serve che porti Francesca.
Dissi: <Nulla. Se ti scappa una bottiglia di vino. Ci vediamo alle nove, nove e mezzo. Se vuoi dirlo anche a Francesca visto che è la con te…> ma che invito è?
<Se TU vuoi dirlo anche a Francesca, te la passo>
La vita è piene di sorprese. Io non mi resi conto che stavo per vivere uno dei momenti più significativi della mia vita, che stavo per stabilire un contatto con Francesca. Il primo. Senza intermediari. Senza altre orecchie. Senza un’atmosfera che ne offuschi il messaggio. I piccoli momenti che costruiscono la nostra vita. Una stupida telefonata, un minuto di conversazione in tutto. In un attimo o di qua o di la. Ovviamente non pensai a tutte queste cose aspettando la voce di Francesca. <Pronto?>
<Ciao Francesca, sono Paolo>
<Paolo chi?>
<Ehm… Paolo, ci siamo conosciuti ieri sera da Elena> ero confusissimo. “Paolo chi” proprio non me l’aspettavo.
<Ma dai, sto scherzando>
<Ah stai scherzando…> non si scherza con i sentimenti. <So che stai mangiando, non ti voglio disturbare. Domani sera faccio una cena, perché non passi?> Gentile, distaccato, …ottimo.
<Veramente avrei un mezzo impegno. Posso farti sapere?>
Se mi avesse risposto così Marco l’avrei mandato a cagare e gli avrei detto che dovevo fare la spesa e cucinare e che mi doveva rispondere subito.
<Si certo figurati. E’ una cosa informale. Se ti va…>
<Ok, magari poi sento Elena>
<Perfetto! Ciao>
<Ciao>
Perfetto un corno. L’avrei rivista o no? Non sapevo che cena organizzare. Con Francesca sarebbe stata una cena tranquilla, cinque o sei persone, massimo sette. Un buon menù magari un po’ particolare, delle buone bottiglie. Un po’ di chiacchiere, musica ambient. Un dvd affittato, non si sa mai. Senza Francesca si riapre l’agendina. Dieci quindici persone, spaghettata, solo due bottiglie di vino buono, birra, la musica che capita e qualche vecchio obiettivo ancora praticabile.
Non sapevo cosa fare.
Aveva un mezzo impegno… Ma che caspita sono questi mezzi impegni? Al giorno d’oggi abbiamo tutti mezzi impegni. E’ la nostra risposta preferita. Il mezzo impegno è la voglia di non prendere nessun impegno perché non si sa mai…. E’ la possibilità di scegliere. Di aspettare qualcosa di meglio senza sentirsi maleducati. In realtà siamo maleducati. Odio i mezzi impegni ma li uso anche io. Quella volta ero vittima del temutissimo ‘mezzo impegno’.
Decisi che avrei rischiato e che avrei tenuto l’agendina nel cassetto. Avrei fatto una buona cena per poche persone. Chi? Rapida carrellata mentale. Esclusi tutte le coppie. Io, Marco, Elena, Francesca spero, Max e Isa. No, saremmo stati tre e tre. Convinco anche Michele, il gruppo al gran completo. Ultimamente Michele aveva sempre qualcosa da fare ma era il momento di lavorare in team. Sette mi sembra un buon numero. Andai a fare la spesa fiducioso.
Il menù cambiava ad ogni curva del carrello del supermercato. L’iniziale risotto al radicchio fu scansato da mille altre proposte. In rapida successione avevo immaginato il risotto al radicchio, una cena messicana con tacos e guacamole, pasta corta con vongole zucchine e gamberoni, pasta lunga al sugo di carne, bocconcini di pollo al curry ed insalata, arrosto al forno con patate. Optai per gli involtini in bianco con prosciutto e formaggio, piselli, purea di patate e qualche antipastino. Comprai del vino rosso siciliano, una bottiglia di spumante siciliano e del passito di Pantelleria.
Crea nuovo messaggio:
“Domani sera cena da me. Non coinvolgere nessuno e bussa coi piedi”. Invia, cerca in rubrica, M -A -R, Marco. Ok.
Bip Bip. Marco nuovo messaggio. Leggi ora? Invio.
“Che vuol dire bussa coi piedi?”.
Rispondi al messaggio.
“Che hai le mani impegnate da due bottiglie di vino. BUONO! Non fare il pitorfo come al solito e ti presenti col Tavernello!!”. Invia.
Bip Bip.
Elena nuovo messaggio. Leggi ora? Invio.
“Io confermo. Francesca passa dopo cena. E’ un problema se viene con una persona?”.
Rispondi al messaggio.
“Certo che no”. Invia.
Certo che si. Anzi, certo che dipende.
Con chi viene?E soprattutto… se viene dopo cena… che dolce preparo?
Grandi interrogativi nella mia mente."