l'altra campana

Perché dell'amore siamo tutti esperti ma nessuno ne sa nulla!

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Utente: fabiotestaccio
Scrittore volenteroso e divertito costretto a un vero lavoro per potersi permettere di bere ottimo vino.

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venerdì, 25 gennaio 2008

Il dopo cena del primo appuntamento

Signore, Signori, uno dei momenti magici di ogni relazione. Il primo dopo-cena dopo la prima cena... Ho indegnamente cercato di raccontare le sensazioni dei maschietti: imbranati ed eccitati. Può anche essere una schfezza ma se va bene... è uno dei momenti che può essere più memorabili della nostra intera vita. Questa, quanto meno, è la mia esperienza.

Antefatto: Paolo ha invitato Francesca a cena e lei ha accettato. Lui è nervosissimo. Ha chiesto consiglio sul ristorante a Max il quale gli ha suggerito un posto dove è "conosciuto", così avrebbe potuto fare un pò il fighetto. Ma soprattutto Max gli ha consigliato di provarci subito dopo cena. Paolo è perplesso...

L'altra campana - Capitolo 17

"...Volevo allungare la mano e posarla sul suo ginocchio ma mi trattenni immaginando che fosse sbagliato e che la mia eccitazione era dovuta all’aperitivo con Marco. Invece la macchina era piena di eccitazione. L’aria mi agitava, ad ogni respiro ingerivo un po’ dell’odore di Francesca e la mia pelle stava diventando isterica. Mi resi conto in quel momento che ero pazzo, completamente pazzo di lei. Ogni tanto mi voltavo versi di lei e sorridevo.

Trovai parcheggio vicino al ristorante. Appena entrati la proprietaria mi tese la mano.

<Bentornato> mi disse. Cercai di capire se Francesca avesse notato il saluto. Poi mi resi conto che non me ne fregava niente se l’aveva notato oppure no. Ci accomodammo al tavolo.

<Non credo mi conosca così bene da salutarmi, secondo me ha sbagliato persona> le spiegai. Max mi avrebbe sputato in faccia.

Ci portarono subito il menù. Le illustrai i piatti e poi feci ordinare a Francesca anche le mie portate in modo da dividere le nostre pietanze, mi piaceva pensare di mangiare insieme.  Un primo in due e due secondi. Scelse dei maccheroni alla norma, un’orata in crosta di patate, petto di tacchino alla mugnaia in salsa di misticanza e un piatto di verdure arrosto.

<Posso farti una domanda personale?> Ero ancora un po’ annebbiato dal vino dell’aperitivo e stavo già mescendo un buon Rosso del Conero. Era venerdì.

<Beh, non so dipende… . Posso non rispondere?>

<Non hai capito, la domanda è personale su di me. Comunque puoi anche non rispondere>

<Effettivamente non capisco… dimmi>

<Io sono fidanzato? Ben inteso non che sia importante, ancora, è solo per capire con chi sto cenando>

<Stai cenando con me, non ti è sufficiente?> Forse non aveva preso bene le mie parole.

<Si, è sufficiente> ammisi.

<Perché darci dei ruoli?>

<Vuoi sapere perché vorrei dare un ruolo? Perché sono anni e anni che recito senza avere un ruolo e senza assegnarlo alla persona con la quale brindo> alzai il mio bicchiere e Francesca mi seguì. <Forse, e dico forse, con te potrebbe venirmi in mente che è leggermente diverso. Io non ti voglio spaventare, non ti sto chiedendo niente e prima stavo scherzando però, Francesca… tu mi piaci. Non riesci neanche ad immaginare quanti anni sono che non dicevo queste parole> mi ero scaldato ma non volevo assolutamente che ci fossero malintesi. Non volevo ritrovarmi a letto con Francesca per poi vedere la sua schiena uscire dal piumino ed addormentarmi prima che lei fosse fuori di casa. Io volevo portarle il caffè a letto, volevo guardarla mentre si svegliava, volevo sentire il rumore dell’acqua della sua doccia, volevo baciarla con il dentifricio in bocca, volevo tirarle un cuscino in testa, volevo provare ad innamorarmi.

<Paolo, io non dico che non possiamo provarci solo che non vorrei parlarne, vorrei che le cose capitino da sole, qualsiasi esse siano>

<Ok, mi sta bene. Quindi non sto cenando con la mia fidanzata. Per me va bene lo stesso. Sono contento di baciarti e di cenare con te, anche se non sei la mia fidanzata. Non mi interessa se sei la mia fidanzata. Certo… cerca di non esserlo di nessun altro>

<Ah ah, ok ci proverò. Anche io sono contenta di essere qui>

<Lo sai che sei bellissima? Finalmente te lo posso dire, dopo averlo pensato così tanto>

<Mi imbarazzi…>

<Non ti imbarazzare. Sai cosa mi piace tanto di te?>

<Non so dimmi…>

<Non lo sai neanche tu? Caspita, speravo che tu mi potessi aiutare>

Si aggiustò i capelli <Forse ti piace tutto> disse con tono vanitoso.

<Beh… non credo. Il tuo naso non è un granché> come al solito riuscivamo a scherzare ed a sorridere con niente.

<Ma come ti permetti?>

<Beh scusami ma io sono abituato a vedere tutte le mattine il mio… non vorrei dire ma il tuo è un po’… secco>

<Ho il naso magro, cosa c’è che non va?>

<E’ un po’ a punta, è grand… icello> sorrisi, <hai un naso stupendo Francesca> cambiai voce e la fissai. <Ed hai degli occhi brillanti, sono… verdi> Francesca ha gli occhi verde scuro. Aveva ragione lei, mi piaceva tutto. <Ed hai dei bellissimi capelli neri>

Arrivarono quattro tartine. Mangiammo con appetito continuando a scherzare ed iniziando a coccolarci con le parole. Il vino era buono e lo finimmo prima di arrivare al dolce, una pera ubriaca sopra un letto di cioccolato caldo con due cucchiaini. Mangiavamo e ci guardavamo. Avevamo smesso di parlare, ci accarezzavamo le mani. Chi ci vedeva poteva assicurare che eravamo innamorati. Ed io avrei confermato.

Usciti dal ristorante Francesca infilò il suo braccio sotto il mio e appoggiò la sua testa alla mia spalla. In questa scomoda posizione arrivammo alla macchina. Io sarei arrivato a piedi a casa. Accesi la macchina e lei ci diede il suo benvenuto suonando la musica di Sting.

<Dove andiamo?> Mi chiese Francesca. La sua voce era calma. Credo che mi stesse osservando, io guardavo la strada. Diventò un uomo inglese a New York e pensai che cantava benissimo.

<Ti piacciono i francobolli?>

<Da morire! Io amo i francobolli!> Francesca è una persona incredibile, con uno spirito speciale.

<Peccato, io colleziono farfalle>

Francesca si allungò verso di me, tiro su la manica del maglione e mi mostrò un segno nero sull’avambraccio.

Mi fermai al semaforo rosso. Mi girai verso di lei <che roba è? Ti sei macchiata?>

<E’ un tatuaggio, una farfalla>

<Devo svelarti un segreto. Io non ho mai collezionato farfalle, però inizierò adesso. Questa farfalla sarà la più bella della mia collezione> si allungò ancora di più e mi baciò una guancia. Ma si poteva essere più felici? Ero in macchina con la donna più meravigliosa dell’universo ed avevo la netta sensazione che lei non volesse essere in nessun altro posto al mondo.

Eravamo in Via Marco Polo, accostai e la baciai. Poi rimasi qualche secondo a guardarla mentre la mia mano cercava il suo caldo dietro al collo. Anche Francesca mi guardava ed aveva la sua solita smorfia. Marco avrebbe giurato che io ero completamente rincoglionito. Ed io avrei confermato. Sting ora cantava “It’s probably me”. Io invece ne ero certo. Innamorato e rincoglionito spesso sono due concetti che si somigliano.

<Devo fare la pipì> disse.

Sotto casa mia, come tutti i venerdì, non c’era posto. Dopo un paio di giri mi fermai sotto il portone.

<Devi mettere la toppa dritta, altrimenti non entra la chiave>

<E tu ti fidi a darmi la chiavi di casa?> Disse afferrandole.

<No, ma sai… la macchina nuova…>

Girai un quarto d’ora e poi parcheggiai sulle strisce.

Citofonai e mi aprì senza rispondere. Aveva lasciato la porta di casa accostata. La trovai che stava osservando la mia libreria..."

postato da: fabiotestaccio alle ore 16:43 | link | commenti (2)
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venerdì, 11 gennaio 2008

Che bella l'idiozia quando nasce per amore

Gli uomini pensano a dove portarla a cena, le donne a come vestirsi. Gli uomini pensano a quando provare a baciarla, le donne se accettare un bacio. Gli uomini pensano a com piacerle, le donne a come piacergli. Gli uomini e le donne sono un pò idioti prima dei primi incontri... o no?

 

Antefatto: La prima cena di Paolo e Francesca dopo il primo bacio... che emozione...

L'altra Campana - Capitolo 17

Buttato sul mio divano stavo cercando di pensare al posto dove avrei portato Francesca a cena. Non volevo che fosse una pizzeria e non cercavo un ristorante troppo ‘tirato’ o romantico. Volevo un posto ricercato ma senza esagerare, dove si potesse mangiare bene e bere qualcosa di diverso dalla Falanghina o dal novello. Era la stagione del novello, che bibita triste.

Mi venivano in mente solo ristoranti milanesi. A Milano si mangia bene. Anche Roma è piena di posti deliziosi dove cenare ma volevo un posto nuovo.

4 invio.

<Ti ha dato buca?> Max era preoccupato.

<Ancora no. Mi serve un bel posto dove andare a cena>

<Che tipo di posto?>

<Un posto carino>

<Quanto vuoi spendere?>

<Quello che serve. Voglio un posto carino, magari un po’ fuori mano. Dai tu sei il massimo esperto di seratine loffie>

<Rosso Mare?>

<Lo conosco, ci sono stato mille volte>

<E quindi?>

<Volevo un posto nuovo?>

<E perché?>

<Non lo so. Non è meglio?>

<Assolutamente no. Devi andare in un posto che conosci. Puoi consigliarle un piatto, chiedere del tavolo migliore, magari il cameriere ti riconosce e ti saluta. Magari ti trattano bene o fingono di farlo che per lei sarà la stessa cosa tanto non vedrà quanto pagherai. Ed è sempre una cosa che fa un certo effetto, fidati>

<Dici?>

<Mamma mia quanto sei fuori allenamento. Quanto è che non porti a cena fuori una donna?>

Quanto era che non portavo a cena fuori una donna? A parte la pizza della domenica prima era tanto, tantissimo tempo. Le mie ultime storie non le portavo neanche a cena fuori. Di solito cucinavo io. Un po’ perché mi piace preparare le cene, un po’ per accelerare il dopo-cena ed il dopo-dopo-cena, la parte più pietosa. Quanto è che non provavo quel sano turbamento che si materializza quando si è seduti uno di fronte all’altro e ci si guarda per gli occhi? Io non sarei stato in grado di dire il colore degli occhi delle ultime cinque persone con le quali ero andato a letto. Arianna forse aveva gli occhi chiari.

E Francesca? Cazzo… Francesca di che colore ha gli occhi? No… non mi posso fare questo!

<Effettivamente è un po’ di tempo>

<Appunto, si vede. Fidati, ‘Rosso Mare’>

<Mi fido>

<E dopo?>

<Dopo? Boh… che ne so… una cosa da bere, una chiacchera…>

<Portala da te>

<Dici?>

<Dico, dico…>

<Così? Subito? Non è un po’ prematuro?>

<Beh, mica devi forzarla. Prova a metterla sullo scherzo, falle una proposta divertente. Sei maestro in queste cose mica te le devo insegnare io. Se lei non vuole salire, ti dirà una cosa carina e non salirà ma sicuramente non se la prenderà. Se lei vuole salire… sale. Se lei vuole salire e tu non glielo proponi ci rimarrebbe male>

Max era sicuro di se, come sempre. Ha sempre le risposte giuste. In parte è vero, soprattutto quando le risposte riguardano quesiti che non lo toccano, come per tutti. Comunque mi aveva convinto, ‘Rosso Mare’ e poi invito da me.

Mentre facevo il numero del ristorante iniziai a pensare.

Cosa voglio da questa serata? Vorrei portarla da me e poi? Fare l’amore? Giocare a carte? Sentire della musica? Un paio di canne e chiacchiere in libertà? Potrei mettere della musica mentre facciamo due chiacchiere fumandoci una canna. Ma noi ci baceremo… Questo pensiero mi disorientò.

Due che si sono già baciati se si ritrovano nella stessa casa, con un po’ di buona musica hanno delle ottime possibilità di baciarsi di nuovo. E se poi abbiamo bevuto una bottiglia a cena probabilmente inizieremo a volerci e poi faremo l’amore. Non devo bere troppo, non devo fumare troppo. Vorrei che fosse una cosa speciale. Quanti uomini avrà avuto? Con quanti avrà veramente goduto?

Il confronto, il temibile nemico delle nostre sedute di sesso mi stava penetrando.

Non avevo mai pensato che una donna fosse venuta a letto con me perché guardandomi le si era scatenato un istinto animalesco primordiale. Nessuna donna era venuta a letto con me perché aveva pensato che io potessi essere uno stallone, non ho il phisique du role. Questo per me era un vantaggio, mi consentiva di stupire. E poi io imparo in fretta ed il sesso con una donna è capire cosa vuole. E cosa tu vuoi da lei. Credevo, è non so se è vero, che le donne si stancano meno dell’abitudine di fare sesso sempre con la stessa persona. Il problema è la prima volta, purtroppo stasera sarà la prima volta.

Stavo dando per scontato che sarei finito a letto con Francesca, le statistiche mi supportavano e la situazione me lo confermava.

Prenotai al ristorante, guardai l’orologio: erano le sette e quaranta. Squillò il telefono. Eccolo…

<Vai forte Paolino> urlò Marco.

<Speriamo, come stai?>

<Io bene, tu come stai? So che stasera vai a buttare un po’ di soldi da ‘Rosso Mare’. Ancora non hai imparato che fino a che non acchiappi una zinna non si paga neanche un tramezzino?>

<Ogni tanto dimentico che tu sei un esperto. Eppure mi sembra che di cazzate ne hai fatte, eh?>

<Infatti ho imparato dai miei errori, cosa che tu ti guardi bene dal fare>

<Si certo. Come il tuo week end a Berlino, no?> Stavamo iniziando a divertirci.

<Che c’entra… hai visto Anne che tipo era? Due tette come quelle tu non sei capace nemmeno di immaginarle. Berlino val bene una messa!>

<Peccato che hai speso un milione per andarti a fare un paio di zaganelle>

<Ricordati che come dice il grande Woody, masturbarsi  vuol dire fare l’amore con chi si stima veramente. E poi lascia perdere, tu stai parlando di amore!>

<Appunto, evito attentamente di parlarne con te>

<L’amore è finito Paolino! Apri gli occhietti, ci è rimasto solo il sesso ancora per un paio di lustri e poi finirà anche quello. Ci rimarrà solo il poker, per fortuna… si perde di meno!>

<Posso provarci? Per l’ultima volta, posso provarci?>

<Fai come vuoi, stavo cercando di farti risparmiare cinquanta sacchi. Ma che ci troverai poi in questa… come si chiama…?>

<Francesca, si chiama Francesca. Come posso spiegarlo a te che ti emozioni solo se vedi la zampetta in alto a sinistra quando in mano hai tre assi?>

<E vuoi mettere l’emozione? Vabbè, volevo solo romperti un po’ i coglioni. Divertiti e quanto meno trombatela. Comunque sto passando da te>

<Come passi da me? Tra un’ora devo uscire>

<Tra venti minuti sono li. Eddai che devo uscire con Max e Michele, chi li regge senza un aperitivo? Ciao> riattaccò senza aspettare il mio assenso borbottando “che palle questo”. Qualsiasi mia risposta sarebbe stata inutile. E poi volevo che passasse anche se sapevo che l’aperitivo sarebbe stato deleterio per la mia serata. Avevo bevuto mezzo bicchiere di vino e decisi che era sufficiente in attesa del pazzo. Andai subito in doccia e Marco suonò mentre mi stavo allacciando le scarpe. Per fortuna che lo feci prima del suo arrivo, dopo avrei avuto dei problemi.

Mi avvicinavo a casa di Francesca e l’aperitivo mi impediva di avere delle emozioni. L’unica cosa che provavo era il senso di inquietudine dovuto al fatto che mi sentivo a disagio per non essere completamente lucido. In questi casi si attivano delle paranoie esagerate. Sembra che il resto del mondo sia in attesa di qualsiasi cosa diciamo o facciamo, solo per giudicarla. Ed il resto del mio mondo era Francesca. Citofonai e ritornai in macchina. Poi riscesi dalla macchina e mi appoggiai al cofano, poi mi staccai dal cofano ed iniziai ad aspettarla sul marciapiede. Arrivò mentre stavo tornando alla macchina, mi girai e me la ritrovai davanti.

<Ciao> mi avvicinai e la baciai. La baciai subito senza pensarci e senza lasciarle il tempo di dirmi “ciao”. E lei mi baciò.

<Ciao…> le ridissi, lei mi sorrise. Ciao ciao ciao ciao ciao ciao ciao ciao.

Salimmo in macchina ed ero in preda all’euforia. Poi mi ricordai che ero leggermente brillo. Giocai d’anticipo. <E’ passato Marco a casa mia ed abbiamo preso un aperitivo. Mi sento un po’ alterato, ero a stomaco vuoto>

<Ed io che pensavo che fossi io ad alterarti> mi fissava...

postato da: fabiotestaccio alle ore 09:18 | link | commenti (5)
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martedì, 08 gennaio 2008

Invidia maschile

Bentornato Fabio. Un mese e mezzo e tanta vita dopo rieccomi qui. In questo mese e mezzo... bla bla bla... Ora non mi va di parlare di cose importanti.
Ho sempre invidiato la capacità delle donne di cambiare il corso di una giornata nel giro di un secondo, di staccare la concentrazione da una cosa e rifocalizzarsi su un'altra. Non necessariamente più divertente o più intrigante... semplicemente una cosa diversa.
Antefatto: Paolo e Francesca si sono appena conosciuti e si sono notati ma... ancora non lo sanno. A Francesca sono ancora appiccicati pezzi di un passato pesante.

L'altra campana - Capitolo 2: L'incontro all'Adriano

<Non so se è un bel pensiero>
<Secondo me è un bel pensiero. E’ una potenzialità. In sette passaggi sei ovunque, conosci tutti. Puoi cenare a Tokio e fare l’amore a Montevideo in sette passaggi. Siamo tutti collegati ma ognuno vive la propria vita. Puoi decidere come sfruttare questa potenzialità. Io per esempio passo molto tempo a casa mia, anche da solo. Non uso molto questa potenzialità>
<Hai ragione. Siamo liberi di collegarci> ammise Arianna.
<Dici? No, non ho ragione. Sto sbagliando. Non siamo liberi. Il resto del nostro mondo, il nostro carattere, le nostre esperienze influenzano i nostri comportamenti. Crediamo di essere liberi ma non lo siamo. Siamo orientati> Paolo sembrava molto pensieroso.
<Io mi sento libera. Difficilmente mi faccio condizionare> Arianna lo guardò. Non mi stavo sbagliando. Arianna stava guardando Paolo. Gli stava lanciando dei messaggi evidenti.
Ero infastidita o invidiosa? Ma chissenefrega.
Squillò il mio telefono.
Oddio no, mio cugino, devo dargli le chiavi, me ne ero completamente dimenticata.
Mi alzai. Mi allontano sempre quando rispondo al telefono. Sono timida quando parlo al telefono. E’ strano. Anzi no, non lo è. Io sono timida. Dovrei imparare qualcosa da ‘Arianna la libera’.
<Ciao, sono a casa di amici. No, no…, arrivo, aspettami sotto casa. Dammi 10 minuti> che palle!
<Ragazzi, io devo scappare>
<Ciao, Francesca. Spero di rivederti> banale, deficiente.
Mentre risalivo le scale pensavo al fatto che se Federica un anno fa mi avesse detto che Paolo le aveva chiesto di me, stasera non mi sarei neanche ricordata di lui. Invece sono stata la persona più noiosa del mondo e Arianna “tette grandi” sta andando alla grande.
Ancora il telefono. Un attimo… dammi tempo ragazzo… che palle.
Numero privato.
<Ciao Francesca>
<Riccardo? Perché numero privato?>
<Boh. Che fai? Ti va di bere una cosa?>
<Tu hai proprio voglia di bere, eh?>
<Si, ma non da solo. Sai che divento triste>
<Sei divertente quando sei triste, quando giochi ad essere un maschietto sfortunato>
<Ma io sono sfortunato>
<Ed infatti stasera è la tua serata sfortunata>
<No dai. Non dire così. Mi comporto bene>
<Allora lasciamo perdere. Una faccia appesa è noiosa se in più si comporta bene diventa insopportabile. E poi devo scappare a casa. E’ arrivato mio cugino da Firenze e mi sta aspettando sotto casa>
<Passo da te?> insistette Riccardo.
<Tu sai cos’è una fella?> gli chiesi pensando ad altro. Pensando ad un altro.
<Una?>
<Lascia perdere. Vengo da te tra mezz’ora> stavo perdendo? Avevo voglia di vederlo?
“Due etti di sesso, grazie”.
“E’ un po’ di più, lascio?”.
“Lasci, lasci”.
Gli uomini, che buffi. Come fare senza?
C’est la vie.

postato da: fabiotestaccio alle ore 16:29 | link | commenti (2)
categorie: amore, donne e uomini, incontri