Ecco il punto di vista di Francesca sul primo "vero" appuntamento.
L'altra Campana - Capitolo 18
Alle nove, puntualissimo, Paolo mi citofonò.
<Io esco, ciao>
<Ciao, divertiti!> Speriamo. <Fai tardi?> Speriamo. Mio fratello mi fece una domanda che non si era mai sognato di farmi.
<Non lo so, comunque non ti preoccupare>
Scendendo ero stranamente tranquilla. In ascensore mi specchiai e quello che vidi mi piacque.
Paolo invece sembrava stranamente nervoso.
Mi portò in un posto molto carino. La padrona del locale lo salutò calorosamente ma lui mi confidò che doveva aver sbagliato persona, pensava che l’avesse scambiato per qualcun altro.
<Ma non ero io quella che assomiglia a qualcuno ma non ti ricordi bene chi?> Gli riproposi le parole che mi aveva detto qualche giorno prima a casa di Elena.
<Come?>
<Tu hai detto che assomiglio a qualcuno>
<L’ho detto io? Ora veramente non mi viene in mente … fammi pensare, fatti guardare…>
<Lo sai che noi ci conosciamo da più di un anno?> Sentendomi dire quella frase, capii che ero tranquilla, che governavo la situazione. Non gli avrei mai confidato quel ricordo se non mi fossi sentita forte.
<Come da un anno? E dove ci siamo conosciuti? A me sembra di conoscerti da sempre…> lo disse esagerando il corteggiamento, come al solito. Non pensava che io ci credessi e, ovviamente, non ci credeva neanche lui.
<Prova a ricordare… un anno fa… Federica…>
<Federica? Ne conosco solo una e non la vedo da sei o sette mesi… Federica…>
<Adriano…>
<Adriano? Mi sa che ti confondi… Io non conosco nessun Adriano…>
<Scemo… il cinema Adriano. Ci siamo visti fuori l’Adriano dopo aver visto ‘Il genio ribelle’. Io ero andata al cinema con Federica>
<Ma davvero? Ah si… si ora ricordo> che bugiardo non si ricordava nulla e se non fosse stato il nostro quasi primo incontro non mi avrebbe dato questo soddisfazione.
<Caspita, che memoria che hai> continuò.
<Beh… ad essere onesta mi avevi colpito. Io non troppo invece a quanto pare> si, si… ero proprio a mio agio. Queste ammissioni lo testimoniavano sempre di più.
<A dir la verità tu mi hai colpito quando ho minacciato le tue mutande. Prima mi sono vergognato e poi ti ho notato. O forse il contrario… non ricordo bene>
<E quando hai avuto voglia di baciarmi>
<Come farti credere che l’ho desiderato dal primo momento che ti ho vista?>
Già, come credere una cosa come questa?
<Forse mi hai trovato attraente e quindi... come tutti gli uomini…>
<Tutti gli uomini che incontri ti vogliono baciare?>
<Ma no…, che c’entra?>
<Mi puoi scusare un attimo? Vado a spaccare la faccia a quel tipo seduto a quel tavolo. E’ da quando siamo entrati che non ti ha tolto gli occhi di dosso… ma che faccia tosta… è a cena con quella brava ragazza e vuole baciare te!>
Risi.
Ho notato che spesso le prime chiacchiere di un rapporto sono delle confessioni. Siamo sempre curiose, ma anche gli uomini lo sono, di sapere quali sono state le prime sensazioni, cosa hanno pensato.
<E tu? Quando hai avuto voglia di baciarmi?> mi chiese.
<Vuoi la verità?>
<Se fosse possibile…> era curioso.
<Quando mi hai baciato>
<Guarda che mi hai baciato tu per prima>
<Ma che dici? Io stavo guardando il mimo. Stavo pensando ai fatti miei>
<Devo scusarmi per qualcosa?> Mi chiese.
Gli mandai un bacio.
<Posso farti una domanda?> gli chiesi <Elena che ti ha detto?>
Questo è un altro aspetto molto interessante: i pensieri degli amici. Chissà perché abbiamo queste curiosità?
<Lei è contenta, molto contenta per te. E’ felice che finalmente ti sei trovato un bravo ragazzo>
<Ah si? A me non l’ha raccontata così…>
<E che ti ha detto?> Paolo sapeva già la risposta.
<Beh ovviamente le ho chiesto di te e lei, da buona amica, mi ha raccontato un sacco di cose…>
<Elena di me ti ha detto solo cose positive> affermò.
<Sei così sicuro?>
<Sicuro al cento per cento, non ci provare proprio. Vuoi del vino?> Era sottile Paolo, una qualità che non si trova facilmente negli esemplari maschi della razza umana.
<Si grazie> avvicinai il mio bicchiere. <E’ vero mi ha parlato molto bene di te. Ti vuole bene Elena>
<Lo so> sottile e sicuro.
<Ed i tuoi amici che hanno detto?>
<Più che quello che mi hanno detto ti posso dire con certezza cosa pensano. Michele è contento e fa il tifo, Max è contento ma ancora non ci crede molto, Marco immagina che all’una lo raggiungerò ad una festa e pensa che non sia neanche necessario fare il tifo contro>
<E lo raggiungerai all’una?>
<Se vuoi si> mi fissò. Poi spostò il suo sguardo sul bicchiere che aveva in mano ed osservò il colore del vino.
<Ha un bel colore, non trovi?>
Mi stava intrigando, mi stava conquistando fisicamente. Forse senza volerlo, forse era il suo normale modo di fare, ma io sentivo di esserne attratta. Stavo iniziando a desiderarlo minuto dopo minuto, parola dopo parola, bicchiere dopo bicchiere, boccone dopo boccone. Iniziai a pensare che quella sera avremmo fatto l’amore. Non che prima escludessi questa possibilità ma fino a quel momento non ci avevo mai pensato seriamente, non l’avevo mai desiderato in maniera materiale. Nella mia testa era sempre stata solo un possibilità futura, ora ne vedevo i contorni. Cominciai a pensare all’approccio. Dove l’avremmo fatto? Molto probabilmente a casa sua, sul suo letto. Il letto della sciarpa… che sciocca che ero stata. È buffo notare come giudichiamo stupidi alcuni comportamenti che abbiamo avuto solo pochi giorni prima.
Più mi arrendevo all’idea che avremmo fatto l’amore e meno ero preoccupata del fatto che il vino mi stava facendo girare un po’ la testa. Non che avessi perso il controllo ma mi attirava lo stato di beatitudine e spensieratezza che mi stava abbracciando. A volte noi donne usiamo questo pretesto per giustificarci, a volte ci piace pensare che non ci stiamo comportando nella maniera più conveniente solo perché abbiamo un po’ bevuto. A dir la verità non è quasi mai vero, è spesso un assist che forniamo alla nostra personale assoluzione ed a quella delle nostre amiche. E poi … qual è la maniera più conveniente?
In macchina Paolo mi chiese se volevo andare a casa sua e non feci alcuna obiezione, neanche una parvenza di rifiuto. Sotto casa non si trovava un posto per la macchina ed io dovevo proprio fare la pipì. Per questo motivo, mentre Paolo era in giro a cercare un parcheggio, io mi ritrovai ad aggirarmi da sola nel suo regno. Era strano camminare nella sua vita senza di lui. Mi affacciai alla sua camera da letto e sentivo che non sarebbe stato giusto entrare. Non volevo rubare nulla, non volevo indagare nei suoi cassetti, volevo solo entrare e dare un’occhiata. Infatti entrai ma non accesi la luce e ne uscii subito. Poi andai nel salotto ed iniziai a guardare le foto ed i CD.
Andai in cucina ed aprii il frigo. Li si che mi sentii una profanatrice. Il frigorifero è come la cassetta della posta? Stavo violando la sua privacy? Mi risposi che si, stavo violando la sua privacy. Richiusi il frigorifero ma solo perché non ero interessata. Tornai in salotto. Mi eccitava quella situazione, da sola a casa sua. Mi divertiva pensare che fino a dieci giorni prima quella stanza non esisteva proprio. Non esistevano quelle sedie, quel tavolo, quello stereo. Mi accomodai sul divano e guardai intorno. Io guardavo quella casa e quella casa guardava me. E mi giudicava. Forse era un esame per tutti e due, io cercavo di capire come sarei stata in quella casa e lei cercava di capire se avrebbe potuto sopportarmi.
Continuai a cercare tracce del suo spirito. Era tutto in ordine tranne un cuscino schiacciato su un lato del divano. Lo presi in mano e lo risistemai. Aprii un paio di scatole di legno poste sulla sua libreria e poi iniziai a guardare i suoi libri. In quel momento citofonò ed io smisi i miei panni da Sherlock Holmes. Non ero più così rilassata come ad inizio serata. Cercavo di mostrarmi tranquilla e sicura ma ero agitata. Quella visita solitaria mi aveva disorientato.
Paolo mise della musica poi si avvicinò e mi abbracciò da dietro le spalle. Iniziò a battermi forte il cuore. Quello era il momento. Non saremmo arrivati alla camera da letto. Nella mia testa avevo ancora il ricordo dell’ebbrezza del vino ed a quella sensazione mi aggrappai per cercare di abbandonarmi il più possibile. Non fu facile, ero abituata a fare l’amore e non riuscivo a staccarmi dalle mie immaginazioni. Volevo che diventasse qualcosa di speciale ma in realtà stavo solo per fare del sesso, l’avevo fatto altre mille volte e non sembrava molto diverso. Ero infastidita da me stessa. Forse per questo motivo mi girai subito e lo baciai. Volevo averlo di fronte, volevo guardarlo. Ci baciammo a lungo ed ogni secondo che passavo nella sua bocca contribuì ad avvicinarci.
Poi Paolo iniziò ad accarezzarmi..."